Biografia - Arrigo Visani

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Biografia

la  b i o g r a f i a

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Arrigo Visani nasce a Bologna il 1° Aprile 1914.
La sua famiglia vive a Imola ed egli si sentirà sempre imolese a tutti gli effetti. Primo di sei figli del cuoco anarchico Pietro e di Florinda
dotata di una voce bellissima. In famiglia si sviluppano decise tendenze artistiche: Romano diventerà un cuoco famoso, Guerrino un valente musicista. Studia alla Regia Scuola d’Arte di Faenza e consegue sia il diploma del Corso Tecnico, sia quello del Corso Artistico. Gli allievi di allora ebbero il privilegio di essere guidati da maestri-insegnanti di qualità artistiche eccelse, come Domenico Rambelli , Anselmo Bucci , Pietro  Melandri , Maurizio Korach , sotto la direzione di Gaetano Ballardini .
Faenza ha rappresentato, nel dopoguerra e soprattutto in occasione delle esposizioni, il luogo di contatto di quasi tutti gli  artisti che avrebbero scritto la meravigliosa pagina della ceramica italiana del secondo Novecento: i giovanissimi  Carlo Zauli
e Ivo Sassi , i meno giovani Visani, Guido Gambone , Guerrino Tramonti , Angelo Biancini .

Essi si muovevano tra maestri quali Bucci ed artisti-artigiani e ceramisti di raffinato mestiere, come Mario Morelli e Domenico Matteucci .

In seguito si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Dei suoi trascorsi universitari cita, come insegnanti, Giorgio Morandi
e Virgilio Guidi . In particolare l’insegnamento di Morandi trasmette il  rigore e la coerenza stilistica, quello di Guidi, d’altro canto, il lirismo e lo studio appassionato del colore. Raffinatezza e densità  cromatica si ritroveranno spesso nelle maioliche smaltate  di Visani.
La sua carriera artistica comincia negli anni ’30 con opere di pittura che ricordano i paesaggi metafisici di Carrà o le sarcastiche  raffigurazioni del tedesco Grosz.  
Dopo un lungo periodo trascorso in guerra e in prigionia
, tra il ’46 e il ’51 lavora alla Cooperativa Ceramica di Imola, presso la sezione artistica, dove progetta e dipinge maioliche con le quali ottiene i primi importanti riconoscimenti.
É interessante ricordare che la sua assunzione fu decisa quando ancora si trovava prigioniero degli inglesi in Africa, dietro esplicita richiesta del pittore, scultore e ceramista Umberto Marfisi
che lo voleva parte dell'élite della sezione artistica, la quale risulterà così composta da Domenico Minganti , da Visani e dallo stesso Marfisi. Significativa in questo periodo la conoscenza con Giò Ponti , in quel periodo interessato all'individuazione di forme ceramiche originali da poter utilizzare per produzioni  industriali. Ponti mostra vivo interesse per una  serie di bottiglie create da Visani, nell'ambito della sezione, nel 1946-47, suggerendo modifiche formali e decorative con bozzetti disegnati personalmente.
In quel periodo, nell'ambito della cooperativa, non era consentito agli artisti di firmare le opere eseguite, cosa che ha dato origine a numerosi equivoci riguardanti la precisa attribuzione delle stesse. Costituisce motivo di sorpresa il  fatto che, a tutt'oggi, nonostante le evidenze di stile e di ispirazione e la presenza  di testimonianze e di documenti originali, non si sia fatta doverosa chiarezza.

La prima bottiglia da lui disegnata, scrive alla moglie, è “quella sdraiata col veliero”, sono altresì sue le bellissime bottiglie “aperte” che fanno mostra di se' nella documentazione artistica personale.
Qui conosce Anna Gherardi
, decoratrice presso la stessa sezione artistica, la sposerà nel 1952. Il loro sarà un lungo sodalizio umano ed artistico.  La sua attività  presso la  cooperativa è sintetizzata dalle parole di Carmen Ravanelli Guidotti nel suo prezioso volume pubblicato nel 1994 per il 120° anniversario dell'azienda: ”la presenza di Arrigo Visani, anche se limitata nel tempo, lasciò un indelebile segno per inventiva, genio artistico e vena poetica”.
Dal ’51 insegna Materie artistiche e Tecnologia ceramica presso la Scuola d’Arte Ceramica di CASTELLI, raccomandato, per i suoi meriti, dall'amico e compagno di scuola a Faenza, Serafino Mattucci
. Direttore dell'Istituto era allora Giorgio Baitello che più avanti lo vorrà con se a Sesto Fiorentino.


A Castelli egli rimarrà per un decennio.
Giò Ponti lo segue anche qui, con visite frequenti, acquisendo interi carichi di opere successivamente diffuse in prestigiose sedi nazionali ed estere. Inizia  per lui un periodo di grande impegno creativo. Il  piccolissimo paese fu allora sede di uno straordinario e  forse irripetibile cenacolo di artisti. Alcuni, anche con famiglia al seguito, insegnarono per anni all'Istituto d'Arte: i faentini Mario Pezzi
e Guerrino Tramonti, lo scultore emiliano Gianni Grimaldi, Riccardo Sallustio da Napoli, Giorgio Saturni, Serafino Mattucci. Altri vi si recarono più volte, attratti non solo dalle  originali opere di Arrigo, ma anche dalla sua grande cultura e dalla sua profonda umanità: il già citato Ponti; l'udinesePaolo Zanussi , fine disegnatore e acuto giornalista, il quale gli fu legato da grande  e duratura amicizia; Albert Diato e sua moglie Francine Del Pierre, forse i due più grandi ceramisti francesi del Novecento, amici e collaboratori di Picasso. Quasi tutti soggiornarono dai Visani, godendo della loro amicizia e della loro ospitalità.

In questo luogo ed in tale  clima artistico esegue un numero limitato di raffinate maioliche. La sua creatività si concentra singolarmente su oggetti di uso comune popolare, le cui forme egli astrae dalla  funzione pratica, attribuendo loro un'inusitata valenza estetica che, evidentemente, egli intuiva possedessero potenzialmente. Scaldini, fiasche, pentole, piatti, caffettiere e bottiglie si animano delle immagini del suo universo poetico, ironico, delicato, a volte beffardo, costituito da volti  e da simboli tratteggiati elegantemente in splendidi cromatismi. Gli antichi forni a legna che usa per le cotture donano alle sue maioliche una preziosa e intensa materialità dei colori che risulterà irripetibile.

Partecipa a numerose mostre nazionali ed internazionali ottenendo ovunque premi e riconoscimenti, tra i quali:
a Vicenza, nel 1956, il III premio Nove per un pannello istoriato;
ancora a Vicenza nel 1956 il Primo Premio Esportazione;
a Faenza,  nel 1957, il premio ENAPI;
a Monza un premio per la decorazione;
a Messina il primo premio Concorso Galatese;
a Milano il premio Industria e Commercio;
a Lerici, nel 1959, la medaglia d’oro.

Sotto la direzione di Guerrino Tramonti e in collaborazione con Serafino Mattucci, progetta e realizza un grandioso manufatto artistico ceramico, conosciuto come “il terzo cielo di Castelli”, recentemente ritrovato dopo un lungo oblio e oggetto di numerose mostre a carattere nazionale.
Nell’isolamento di questo piccolo centro abruzzese Visani diventerà, negli anni Cinquanta, un protagonista della ceramica italiana, conferendo a quest’arte antica ulteriore lustro, tanto da essere annoverato in questo ambito uno dei più prestigiosi e significativi artisti del Novecento.

Verso la fine della sua esperienza abruzzese, viene selezionato, per le sue capacità tecniche ed artistiche, dall'UNESCO, che gli propone un impiego, come esperto, nei paesi del terzo mondo.
Lasciata Castelli nel 1960, insegna per un anno a Sesto Fiorentino, sotto la direzione del valente ceramista Giorgio Baitello.
Vanno citate, in questo periodo, le numerose visite ricevute da Guido Gambone, ceramista di valore assoluto, con cui stringe una solida amicizia fatta di reciproca ammirazione e della condivisione di un intenso ed esclusivo amore per l’arte ceramica.  

Arriva a Oristano nel 1961 dove, su incarico del Ministero, fonderà e dirigerà fino al 1969 l’Istituto Statale d’Arte, conferendo immediatamente alla scuola un indirizzo di ricerca progettuale, nel quadro di una identità sarda assunta sovente come fonte primaria di ispirazione.
Nasceva in quegli anni, sotto l'impulso creativo di Visani e di altri docenti-artisti, una piccola Bauhaus destinata a diventare subito, non solo luogo di istruzione e di formazione generale, ma anche luogo di conservazione della memoria, di sperimentazione e di culto delle forme.
Di questo validissimo gruppo di  artisti e poi di amici, alcuni dei quali giovanissimi, espressamente scelti da lui, ricordiamo i  valentissimi pittori Carlo Contini
e Antonio Amore , i raffinati disegnatori Giorgio Scarpa e Benedetto Casagrande, Angelo Sciannella , suo allievo e valente ceramista, l’eccellente torniante e formatore Antonio Manis, il poeta e letterato Giuseppe Pau , indimenticato insegnante di Storia Dell’Arte.

Eccellente tecnico, Visani introduce nuovi materiali come il grès, lo studio della composizione degli impasti e degli smalti, nonché nuove tecniche di lavorazione ceramica.

Chiunque si rechi ad Oristano può ammirare, presso la Scuola Elementare di Via Bellini, alcune opere a lui commissionate nella prima metà degli anni ’60 in base alla “legge del due per cento” e ivi esposte al pubblico.

Tra queste spicca un pannello raffigurante le storie di Pinocchio, raccontate “dentro” il corpo di una grande balena: opera  di felicissima ispirazione e di raffinatezza tecnica forse unica.

Splendide le  lastre raffiguranti volti di scolari, ricche di suggestioni della poetica crepuscolare da lui amata, congeniale al suo universo interiore.

Lo stesso si indica per la scuola elementare “Sacro  Cuore”, ove sono a muro tre grandi pannelli costituiti da formelle di varie dimensioni. In queste opere si evidenzia, a prima vista, una notevole tensione artistica, volta soprattutto a rappresentare, in modo originale, alcuni  temi popolari tipici delle tradizioni sarde. Per questa difficile impresa, felicemente riuscita, Visani usa la tecnica della scultura in bassorilievo, dimostrando uno straordinario eclettismo. Le sue capacità di formazione plastica, già evidenti nelle figure delle “bottiglie aperte”, appaiono qui completamente dispiegate in volumi di forza sorprendente,spesso uniti alle espressioni della sua  gioiosa malinconia.
Molte delle sue realizzazioni del periodo sardo sono in bella mostra presso l’Istituto D’Arte Carlo Contini di Oristano: parte a sua firma e parte realizzate su suo progetto.
Tra gli oggetti esposti, in gran parte pezzi in grès, si possono ammirare delle brocchette di forma tradizionale sarda in smalto bianco o dorate, elaborate personalmente e impreziosite da decori realizzati, con un finissimo lavoro manuale, da Anna Gherardi.

Nel ’69 è a Forlì come direttore del locale Istituto d’Arte dove termina la sua carriera scolastica. Ma nella casa-studio prosegue la sua attività dipingendo e creando ceramiche che, pur non potendo rivaleggiare con la produzione di Castelli, mantengono il fascino  delle forme inimitabili e delle raffinate e poetiche decorazioni. Colpisce di questo periodo la  produzione di un limitato numero di quadri, che pare riprendere un discorso interrotto in gioventù. In alcune di queste opere il maggiore spazio concesso dalla superficie pittorica sembra ampliare alcuni temi presenti nelle decorazioni ceramiche, quasi a spiegare con maggiore completezza la natura più profonda delle sue visioni.
A testimonianza della sua  inestinguibile vivacità intellettuale, frequenta assiduamente i laboratori di due ottimi ceramisti attivi a Forlì,
Alberto Mingotti
e Lena Papadaki , stringendo con loro rapporti di viva condivisione artistica e di vera amicizia. Molti artisti, contemporanei e successivi, gli sono debitori della sua ricerca formale. Lo stesso dicasi per la tecnica ceramica: non ha caso è stato definito “il re della cristallina”.

Ha portato nel cuore, fino al termine della  vita, il suo grande amore, unito forse al rimpianto, per le ceramiche inimitabili estratte dai forni di Castelli. Si può infine ricordare il giudizio espresso da Guido Gambone e da Carlo Zauli durante un loro incontro, testimone Anna Gherardi, ovvero che egli rappresentasse “l’ultimo cantore della grande tradizione della  maiolica dipinta italiana”. Nel 1987, a Castelli, viene insignito di una medaglia d'oro per l'attività artistica ivi svolta, nell'ambito di una grande retrospettiva dedicata ad Arrigo Visani, Giorgio Baitello, Giorgio Saturni, Serafino Mattucci, Guerrino Tramonti.

Muore a Forlì il 26 dicembre del 1987.
Mingotti gli dedica, insieme a Giorgio Scarpa, un prezioso saggio critico
in cui lo definisce “l'unico ceramista veramente colto” e “ il più grande ceramista castellano del secolo”'.
La Papadaki gli fa commovente omaggio di un' opera ispirata ai suoi temi.
Nel 1992 il Museo Internazionale della Ceramica di Faenza allestisce un mostra retrospettiva delle sue opere a Forlì.
Nel 2004, nell'ambito di una splendida mostra dell'arte ceramica di Oristano, intitolata “Il tornio di via Figoli”, gli viene dedicata una sezione speciale costituita dai bellissimi pezzi in grès da lui progettati e realizzati in collaborazione con i suoi insegnanti, e da una selezione delle sue opere personali presenti nella scuola elementare di via Bellini, parte delle quali successivamente dimenticate e recentemente ritrovate, dopo un appassionato lavoro di ricerca, da Alfredo Pomogranato, che è stato insegnante presso l'Istituto. La bellissima prefazione, nel catalogo, è dello stesso Pomogranato.
Le sue opere si trovano in raccolte pubbliche e private di tutto il mondo.
Anna continuerà per lunghi anni a compiere un difficile compito di ricerca e di recupero delle sue creazioni.

Riccardo Visani

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febbraio 2019
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